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Il complesso problema della Protezione Civile in Italia interessa sia chi crede nella necessità di un’organizzazione efficiente ed efficace dei soccorsi, sia le popolazioni che, periodicamente, sono colpite da eventi calamitosi. In realtà l’Italia, dispone di forze adeguate: le carenze sono da ricercarsi nell’incapacità organizzativa presente nella cultura e nella prassi amministrativa. L’avvicendarsi di referenti politici e la trasformazione delle strutture amministrative, anziché far evolvere il dibattito e le strategie, in alcuni casi ha fatto recedere dalle posizioni che sembravano acquisite dopo le tragiche esperienze maturate in Friuli e in Irpinia. Bisogna rilevare, però, che la recente normativa denominata “Bassanini” e in particolare il Decreto n. 112 del 1998, hanno decisamente modificato l’interpretazione della materia, confermando quanto già previsto dalla Legge Nazionale n. 225 del 1992 e dalla Legge sulle deleghe agli Enti Locali n.142 del 1990.

 

– E’ concetto ormai sufficientemente accettato che l’INCIDENTE diventa CATASTROFE ed il SOCCORSO diventa PROTEZIONE CIVILE, quando la gravità o la complessità di un evento calamitoso, è tale da richiedere un INTERVENTO COMPLESSO E COORDINATO di più forze specialistiche. –

 

La Protezione Civile, in base a questo concetto, é stata definita: “L’insieme coordinato delle attività volte a fronteggiare eventi straordinari che non possono essere affrontati da singole forze ordinarie.” Solo quando l’evento ha caratteristiche tali da richiedere il concorso di più forze e di più Enti indipendenti e autonomi, avviene il salto qualitativo da incidente a problema di Protezione Civile.

 

La Protezione Civile deve essere, prima di tutto, il coordinamento tra più forze che concorrono a far fronte all’emergenza. Una nazione o in una regione moderna e sviluppata, presenta all’interno del suo territorio una grande quantità di risorse disponibili. Il maggior problema, quindi, é quello di coordinarle nel modo migliore per fronteggiare in modo efficace e tempestivo le calamità e le catastrofi. Non a caso negli anni ’80 la denominazione data al Ministro competente, era quella di Ministro per il coordinamento della Protezione Civile, a conferma della necessità di avere un’azione ordinata e congiunta di tutte le forze impegnate nelle operazioni di Protezione Civile. La gravità e la complessità provocano l’attivazione della logica di Protezione Civile; durante gli eventi catastrofici si determinano situazioni estremamente complesse e confuse, dovute sia alla eccezionalità dei fatti, sia al comportamento umano conseguente agli avvenimenti straordinari. Il panico e lo stress della popolazione colpita dalla catastrofe e lo stress degli operatori, contribuiscono a creare ulteriori problemi, che generano caos in aggiunta a quello causato dalla catastrofe. Si devono, perciò, usare tecnologie efficienti e moderne offerte dall’informatica, dall’elettronica, dalla teoria dei sistemi, dalla teoria delle comunicazioni, unitamente a risorse umane preparate in psicologia, sociologia, medicina applicate alle catastrofi.

 

LA CULTURA DELLA PROTEZIONE CIVILE

L’analisi e il confronto di tre settori affini, Protezione Civile, Rischi industriali, Sicurezza del Lavoro, portano inevitabilmente a notare che in materia di Protezione Civile le leggi vigenti non puniscono né le inadempienze organizzative, né le responsabilità dopo la catastrofe. La protezione della popolazione diventa più reale, anche in termini di sanzioni ai responsabili, se si passa ai Rischi industriali e al settore della Sicurezza del Lavoro. Non a caso in questi due campi, le strutture organizzative sono più adeguate, perché le sanzioni sono gravi. Nei tre settori sopra accennati emerge il dato di fatto che la prevenzione e l’organizzazione non sono ancora entrate nella cultura italiana, con la sola eccezione dei momenti successivi ad una calamità, caratterizzati da slancio emotivo e azioni di solidarietà. E’ indispensabile, perciò, agire su cultura, formazione e informazione, per ottenere un cambiamento radicale della mentalità nel campo della Protezione Civile.

 

COMPITI DEL RESPONSABILE DELLA STRUTTURA DI EMERGENZA

 

Il responsabile di una struttura di emergenza deve predisporre una serie di documenti che permettano di prevedere, organizzare e attuare tutte le azioni necessarie, nelle varie fasi di previsione, prevenzione e intervento. Spesso si confondono fra loro i vari tipi di documenti. Perciò, fatte salve le espressioni ormai consolidate, occorre distinguere i seguenti tipi di documenti di programmazione:

• piani

• programmi

• procedure

• progetti

COME PREDISPORRE UN PIANO DI PROTEZIONE CIVILE

PIANI

Occorre intendere come piano un documento complesso e articolato che, partendo dall’analisi del territorio interessato, ne studia le caratteristiche, ne valuta le necessità e individua le strategie di governo dell’emergenza. Come piano di emergenza si intende l’insieme di operazioni tecniche che servono ad affrontare e risolvere eventi calamitosi. Questo concetto, in senso stretto, non appartiene al significato di “piano” sopra riportato. La questione é rilevante, dato che anche l’art. 3 della Legge 142/1990, al comma n. 6 e n. 7, parla di piani e programmi regionali, introducendo il termine di pianificazione territoriale in senso estensivo, diverso e distante da quello di piano di emergenza. Occorre, quindi, dare al concetto di piano un significato più ampio, completandolo con l’aggettivo generale.

 

PROGRAMMI

 

∆ I programmi sono documenti che, partendo dalle valutazioni delle opportunità, delle carenze rilevate e dalle necessità individuate nei piani, articolano in progetti e obiettivi parziali da raggiungere le azioni necessarie.

 

∆ I programmi individuano:

• i progetti parziali

• gli investimenti e le spese

• i tempi di realizzazione

L’art.12 della Legge n. 225 prevede la necessità di sviluppare questi programmi, definendoli programmi di previsione e prevenzione.

 

PROCEDURE

 

I piani di emergenza contengono lo schema e la successione delle singole operazioni da attuare in emergenza, cioè indicano la procedura da seguire nelle azioni messe in atto per fronteggiare l’emergenza. E’ più corretto, perciò, utilizzare il termine procedura e nello specifico, procedura di emergenza anziché piano di emergenza.

 

∆ La procedura é un documento descrittivo preparato per affrontare le situazioni di emergenza.

 

∆ La procedura, deve individuare, in modo inequivocabile, le responsabilità operative e devono definire, in modo preciso, quali sono i ruoli delle diverse componenti che concorrono a fronteggiare l’emergenza.

 

∆ La procedura deve:

• individuare le competenze

• individuare le responsabilità

• definire il concorso degli Enti

• definire il concorso delle persone

• definire la successione logica delle azioni

 

∆ La procedura comprende:

• Piani di emergenza interni

• Piani di emergenza esterni

• Piani di reperibilità

• Piani di evacuazione

I piani elencati devono essere considerati, perciò, procedure operative e non pianificazioni operative

 

∆ La procedura operativa é il risultato concreto della programmazione e della pianificazione delle operazioni utili a far fronte all’emergenza.

 

∆ La procedura deve:

• unificare i metodi operativi

• coordinare le azioni condotte dai vari operatori

• definire in modo preciso i ruoli e i confini operativi degli Enti e delle

persone impegnate nelle operazioni connesse all’emergenza.

 

∆ La procedura é basilare nelle operazioni di Protezione Civile, perché permette di coordinare in modo razionale il lavoro di Enti pubblici e privati, Associazioni di volontariato, Gruppi di volontari, impegnati nelle diverse attività di prevenzione o di soccorso.

 

∆ La procedura deve avere due caratteristiche importanti:

• semplicità operativa

• flusso rapido e preciso delle informazioni

 

∆ La procedura deve essere uno strumento semplice e preciso nella sua applicazione e deve servire a chi fronteggia l’emergenza per raggiungere gli obiettivi previsti, nonostante le difficoltà operative dovute alla situazione di emergenza.

 

 

PROGETTI

 

Il progetto e costituito da un insieme di attività che si succedono l’una dopo l’altra. Queste attività hanno lo scopo di raggiungere il risultato previsto attraverso un iter operativo, regolato dalla logica e dalla organizzazione operativa.

 

COME PREPARARE UN PIANO GENERALE DI PROTEZIONE CIVILE

 

STRUTTURA GENERALE

 

Il piano generale deve contenere:

l’analisi dei rischi della zona, individuati per scenari e categorie e controllati mediante mappatura e monitoraggio

il quadro delle risorse disponibili nella zona: dagli enti coinvolgibili ai detentori di mezzi, apparecchiature e materiali; dalle associazioni di volontariato alle strutture di sicurezza, emergenza, soccorso.
CRITERI PROCEDURALI

 

∆ I criteri procedurali generali, sono predisposti per individuare il concorso di tutte le forze disponibili a compiere le operazioni necessarie per fronteggiare l’emergenza

 

∆ I criteri procedurali devono:

• individuare le competenze

• individuare le responsabilità

• definire il concorso degli enti

• definire il concorso delle persone